(Premio Pier VittorioTondelli 2003)

testo e regia Davide Enia

Teatro Metastasio Stabile della Toscana
La Biennale di Venezia
Teatro di Roma
Teatro Garibaldi di Palermo
in collaborazione con
Associazione Santo Rocco e Garrincha

luci Claudio Pirandello

con Valentina Apollone, Luigi Di Gangi, Alessio Di Modica, Katia Gargano, Ugo Giacomazzi,
Giorgio Li Bassi, Paolo Mazzarelli, Carmen Panarello, Antonio Puccia

Restando nella sua Palermo e facendone felicemente risuonare la lingua, nel suo primo testo a molte voci che ha l’ambizione della tragedia, l’autore ambienta in un rifugio antiaereo – nel quadro storico immaginario ma riconoscibile di una lotta di resistenza – il trapasso generazionale di una famiglia patriarcale, durante la vana attesa del padre, che sta rischiando la vita in un attentato antifascista. Il respiro del tempo in quel luogo claustrofobico segna un trapasso di potere, coronando l’educazione d’una nidiata di ragazzi all’uso delle armi e alla guerra civile in un contesto addirittura biblico, davanti a un nonno un po’ andato che ha il candore dei profeti e si esprime solo citando parole del Vecchio Testamento: le ore sono infatti scandite dall’attraversamento di una serie di metaforici giochi teatrali, che precedono l’avvento dei gesti risolutivi designati dai nomi dei sacramenti. Ma tra l’emergere di un passato di violenze familiari e l’iniziazione di questi picciriddi in crescita, nell’attesa della sirena liberatoria che non suonerà, si compie la catastrofe scannatoria evocata dal titolo: se il padre-padrone non tornerà, c’è già un ragazzo che ne assume l’eredità con un fratricidio. Grazie a una storia ricchissima di particolari, che scava nel costume per afferrarne il profondo senso civico, il cantastorie si rivela romanziere.

(Motivazione ufficiale per l’attribuzione del Premio Pier Vittorio Tondelli 2003
nell’ambito del Premio Riccione per il Teatro diretto da Franco Quadri)

SCANNA

Testo introduttivo di Davide Enia

SCANNA: termine dialettale palermitano per “scannatura” .

“Scannatura”: l’atto dello scannare animali da macello, oppure il punto in cui l’animale è stato scannato.

“Scannare”: uccidere tagliando la canna della gola.

Mentre nella lingua italiana la parola “scannatura” si riferisce quasi esclusivamente agli animali, nel dialetto palermitano il termine “scanna” trasla il proprio significato letterale, e, nella maggior casistica del suo uso, con cruda evidenza simbolica viene a rapportarsi agli esseri umani, definendo così tutto il processo ed il funesto esito di una situazione conflittuale sfociata in disfatta totale, in perdita senza attenuanti, in sanguinosa tragedia.

E’ durante una guerra. Una a caso. Una delle tante. Una di quelle che tengono in vita questa realtà malata.
E’ una famiglia chiusa dentro un rifugio.
Che aspetta chi non arriverà mai.
Che cerca di fottere il tempo dell’attesa.
Che pratica un gioco al massacro teso a disvelare segreti e brutalità.
E’ una lotta inesausta, continua, necessaria.
E’ lo scorticare finzioni e paure con l’innocente forza dell’odio.
Sono linee rette che si scontrano. Cerchi che si spezzano.
Sono: due fratelli che si odiano; tre piccirìddi che vulìssero giocare tutto ‘u tìempo; due donne che cuciono; uno zio che pulizìa una pistola; un nonno che si esprime per passi biblici e che ci guarda diritto negli occhi.
Parlano in dialetto palermitano: una lingua priva del tempo futuro. Oltre c’è soltanto il dolore.
E’ un linguaggio, fisico e verbale, innervato di crudeltà e dolcezza. Violenza e poesia: altro, non esiste. Una via di mezzo: impossibile.
E’ un graffio, una carezza ed uno sputo.
Un fiore dai petali scuri.
Una corona di spine sulle nostre fronti innamorate.