Avvenire

 

Domenico Rigotti - 27 aprile 2004

Con Enia tra le bombe del '43

MILANO-Continua il momento d'oro degli attori-affabulatori. E si fa sempre più vasto e brillante il loro firmamento. Ai nomi consacrati di Marco Paolini, di Laura Curino, di Eugenio Allegri, di Ascanio Celestini, si è aggiunto di recente quello di Davide Enia, classe 1974, palermitano doc, mimica personalissima. Enia si è "manifestato" con il bellissimo ed esplosivo ( e superpremiato) Italia e Brasile 3 a 2. Una sorta di canto in cui, tra un goal e l'altro davanti al piccolo schermo di una casa palermitana, veniva raccontata l'Italia di vent'anni fa. Ora Enia, allo storico Salone del Crt dove debuttò la kantoriana, Classe morta fa un salto più in là nel tempo e propone l'ancor più emozionante Maggio '43. Spettacolo che colpisce come una rasoiata. Conquista per la forza del linguaggio e pathos recato dall'interprete. Sempre la sua Palermo sullo sfondo, la Palermo che vive questa volta l'angoscia dei bombardamenti. I bombardamenti di quel terribile anno in cui stavano per decidersi le sorti del Paese e che alla città recarono le più dolorose ferite della sua storia.
È l'odissea di un piccolo nucleo familiare (zii, nonni e parenti) sfollato nel paesetto di Terrasini, un nucleo affine a quello che si rifletteva in Italia - Brasile 3 a 2, che Enia ci mette davanti. Ma fatti, episodi tragici o umoristici, rielaborati da vari racconti orali, sono visti con gli occhi di un ragazzino, Gioacchino, "chiddu" che tutte le storie vede, memorizza e poi racconta (trovata splendida) sulla tomba del fratello maggiore anzi tempo scomparso. Racconti che si sviluppano con una attenta straordinaria tecnica narrativa in una sorta di circolarità musicale. Spaziature fantastiche che imprimono alla narrazione un ritmo ora incandescente ora riflessivo, ora dolorosamente ripiegato su se stesso. Memorie divenute fantastiche, leggendarie ma che conservano tutto il peso della loro verità.
Una partitura di emozioni Maggio '43 il canto del moderno cantastorie Davide Enia che lascia un segno profondo.


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