|
Stefano De Stefano - 16 novembre
2005
La Sicilia più dura vista da
un naufragio
C’è una scuola teatrale siciliana, anzi palermitana, che
un bocciolo alla volta sta germogliando rigogliosamente sull’albero
della sperimentazione scenica di questo primo scorcio di millennio. Ha
caratteri moderni eppure antichi, anzi ancestrali, come l’odore
di zagare dei giardini normanni e la disturbante sensualità di
un carretto di panelle fritte e spincioni al forno […]
[…] c’è Davide Enia, si qui conosciuto per l’avvolgente
monologo di “Italia-Brasile 3 a 2”, che fino a domenica presenta
“Scanna” al Teatro Nuovo di Napoli. La sua prima regia teatrale
vera e propria. E come risulta dal titolo, che eredita la crudezza di
una parola metaforicamente usatissima nella Sicilia occidentale, stavolta
il tema è duro e senza vie di fuga. La vicenda che coinvolge un
largo nucleo familiare diviso per generazioni, evolve infatti in uno scontro
fratricida, che attualizza al centro di un cupo rifugio antiaereo un duello
fra un Caino ed un Abele ai tempi della Resistenza. Pretesto nobile, per
descrivere il passaggio da una primitiva società patriarcale a
una moderna concezione della libertà soggettiva. Il primo ed il
secondo figlio ne sono rispettivamente espressione, ed il montare del
loro scontro si deve all’assenza del Padre, che tornerà,
ma che al momento è fuori per un attentato antifascista. Ciò
che distingue Enia dalla Dante, è la maggiore narratività
e la sua minore disponibilità agli artifici scenici. Ciò
che li unisce è sicuramente il linguaggio e il gioco degli incroci
spaziali tra gli attori. Nell’occasione Valentina Apollone, Luigi
Di Gangi, Alessio Di Modica, Katia Gargano, Ugo Giacomazzi, Giorgio Li
Bassi, Paolo Mazzarelli, Carmen Panarello, Antonio Puccia.
|