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| Corriere della Sera |
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Magda
Poli - 25 giugno 2003 C'è l'anima di un popolo e il sapore di un'epoca nel trascinante monologo di Davide Enia Italia Brasile 3 a 2, dedicato alla partita che nel 1982 portò l'Italia verso il titolo mondiale. Da autentico cantastorie Enia, accompagnato da chitarra e percussioni, inizia la sua narrazione sfogliando «il libro dei fatti» di quel 1982, anno della guerra delle Falkland, anno della morte di Fassbinder, per poi farci piombare in un torrido tinello palermitano dove famigliari e amici si sono riuniti davanti a un televisore per assistere all'evento e tifare, tifare secondo un preciso rituale scaramantico da partita nazionale. E il racconto di quello che avviene in campo a Barcellona si amplifica nel surriscaldato interno palermitano per dare vita ad un coinvolgente racconto epico e popolare, un'epopea sportiva che diventa un «cunto» dai toni visionari. Epiche diventano le «gesta» dei calciatori, paladini del pallone, con Orlando-Paolo Rossi invincibile eroe, epicizzate, immutabili nel tempo per scaramantico buono auspicio, sono le «gesta» di chi partecipa al rito della visione. Bravissimo Davide Enia, conduce il «cunto» a ritmo serrato lungo i classici novanta minuti, tessendo con ironico disincanto la liturgia domestica all 'appassionata cronaca, allo struggente ricordo di campioni del passato.
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