Corriere della Sera

 

Magda Poli - 22 aprile 2004

Palermo '43 tutta da ascoltare

MILANO-Guardare la guerra con gli occhi di un ragazzino per il quale tutto è fantastico perchè sconosciuto, magico perchè sotteso di regole ancora ignote che elabora con sapienza bambina, ludica, visionaria, affascinante e terrorizzante. Con questa sapienza e con questo sguardo, Davide Enia, straordinario narratore, restituisce, con la forza di una sferzata e con delicatezza priva di retorica, la tragica storia del bombardamento americano che distrusse mezza Palermo nel "maggio '43". Ma in questo emozionante "cunto" in dialetto palermitano, non stretto, immaginifico e materico, Enia riesce a far rivivere, grazie a matura drammaturgia, non solo quel 9 maggio, ma con l'odissea del ragazzino e della sua famiglia, una famiglia come tante, la miseria implacabile della guerra, l'orrore dei profittatori, la violenza dei fascisti, la fame, la religiosità terragna di riti antichi che sconfinano nella scaramanzia. realtà che solo le parole dette da un ragazzino sulla tomba del fratellino colorano di note di speranza. Davide Enia, con il contrappunto musicale di Giuglio Barrocchieri, evoca personaggi rudi e coloriti, descrive episodi di ordinario orrore con semplicità stupita, ora lanciandosi in vorticosi galoppi, ora perdendosi in infantili dolcezze, ma sempre inseguendo, in una filastrocca che affiora di continuo, la capacità di restare ragazzini, di guardare la realtà con gli occhi della speranza: la speranza di chi sa vedere nel fumo delle macerie del tremendo bombardamento figure fantastiche, la speranza di chi non vuole, malgrado tutto, perdere la sua infanzia e con essa la forza di sognare.Da vedere.


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