E Polis Milano

 

 

 

Milano, 27 ottobre 2006

studio #1

 

Davide Enia definisce questo lavoro "un musical" e in scena lo affianca il musicista Giulio Barrocchieri alla chitarra, come lui stesso scrive nelle note di regia: "Io narro, lui suona, entrambi cantiamo. Miserere, canti di morte, roba popolare, invenzioni nostre, cose accussì insomma". Enia ha raccolto direttamente da alcuni pescatori i loro canti, come ad esempio quelli dei pescatori di Diamante, in Calabria, e poi li ha riadattati, o in certi casi riscritti, sperimentando le varie possibilità che offre la voce. Il modo di lavorare ricorda quello della composizione jazzistica, per studi e variazioni a partire da improvvisazioni, perciò c'è sempre un ampio margine di creatività capace di rendere unica ogni replica dello spettacolo. Il significato dei testi viene qui recuperato e reinterpretato a partire dal ritmo, dalle accellerazioni improvvise e dalle dilatazioni della voce che si fa canto, nuovo terreno di esplorazione per il lavoro di Davide Enia, impegnato anche in tre canti a cappella. La storia racconta di Antonuccio e dei suoi fratelli e parte dalla loro infanzia, fra porte che si aprono magicamente e di continuo e barche di pescatori, un pesce squalo e i 7 fiumi di Palermo.

 

 



 

 

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