G.A. Cibotto - 14 Dicembre
2003
Mira
La nebbia mescolata
all'umidità ...
Mira
La nebbia mescolata all'umidità nonché al freddo, avrebbe
fatto temere che lo spettacolo di un genere diverso dal solito, che al
dire del programma era un "cunto applicato al calcio", o meglio
ancora, una "Telecronaca epi-comica di una partita storica",
non avrebbe richiamato al "Teatro Villa dei Leoni" il pubblico
di sempre. Che sta diventando di nuovo sempre più numeroso, vale
a dire "da esaurito", e festoso il calore con cui accoglie i
vari spettacoli. Invece è accaduto esattamente il contrario, in
un crescendo che al termine sapeva di grande partecipazione emotiva. Segno
che Davide Enia , giovane attore che conosce alla perfezione l'abilità
della contaminazione linguistica fra italiano e dialetto siculo, non nasconde
le sue idee circa la realtà nella quale si trova a vivere, per
cui non c'è da restare sorpresi se il suo spettacolo di un genere
tutto particolare ha vinto di recente il premio speciale Ubu. Evento alquanto
raro per chi conosce i risvolti che cadenzano gli eventi culturali della
prosa lungo la penisola. Passando ad "Italia-Brasile 3-2", telecronaca
sui generis dell'incontro ai quarti di finale dei Mondiali di Calcio all'Estadio
Sarrìa di Barcellona, va detto si tratta di un crescendo mozzafiato,
di un ironico racconto che partendo dalla guerra nelle Falkland, dalla
morte oggi tornata a galla di Roberto Calvi alla vittoria di Riccardo
Fogli al Festival di Sanremo, si abbandona a descrivere l'evento "pallonaro".
Ovverossia il quarto di finale calcistico ai mondiali con la squadra "carioca
del Brasile", partita con i favori del pronostico e sconfitta invece
dalla nostra nazionale, visto con gli occhi di parenti ed amici riuniti
intorno alla televisione in un appartamento della nobile città
di Palermo, dove i commenti s'intrecciano agli eventi più curiosi.
Tipo il bruciare l'immagine di un santo che celebra e poi aggredisce il
noto calciatore Paolo Rossi, definito "goleador quasi per caso".
Insomma con il passare dei minuti l'evento calcistico diventa quasi un
pretesto ironico per descrivere la natura dei parenti raggruppati in casa
Enia , dallo zio che per scaramanzia sfoggia in certe occasioni sempre
gli stessi abiti non lavati all'amico che inchiodato alla porta fuma "nazionali"
a getto continua nella speranza di dare una mano agli azzurri, al padre
che ogni tanto fa valere la sua autorità imponendo il silenzio,
alla madre unica a non farsi portare via dal "tifo". Il contrappunto
che fonde, come giustamente detto, autobiografia e storia, dura all'incirca
un'ora e passa, che mantiene sempre una freschezza sorprendente, dato
che Davide Enia è attore una qualità insolita, sorprendente.
Al punto che viene spontaneo definirlo un "cantastorie" che
sa fondere i registri espressivi più vari, accompagnato dai chitarristi
Settimo Riccardo Serradifalco. Non per niente il pubblico l'ha applaudito
con entusiasmo per almeno una decina di minuti.
Giambattista
marchetto - 15/08/2003
Italia-Brasile 3 a 2, il calcio
si fa epica
Spagna,1982. Quarti di finale dei Mondiali di calcio.
Sul tabellone si legge: Italia - Brasile. Quel pomeriggio all'Estadio
Sarrià di Barcellona gli azzurri giocano una partita al cardiopalmo
contro i carioca. E il risultato è favorevole - 3 a 2 - quando
al novantesimo minuto Eder sta per calciare un calcio d'angolo per il
Brasile. "Il giocatore brasiliano dispone il pallone, si sposta i
cartelloni pubblicitari per prendere 'na rincorsa cchiù potente,
corre e colpisce la palla di esterno sinistro, parabola a rientrare, si
crea una mischia all'altezza del dischetto del rigore, montagna di carne
umana che salta tutta 'nsemula, e Dino Zoff l'azzurro portiere nota con
disappunto che ad acchianàre cchiù in alto di tutti è
u difensore du Brasili di nome Oscar, ed è proprio iddu che colpisce
u palluni di tìesta".
La telecronaca è di Davide Enia, ventinovenne palermitano che su
quella partita ci ha fatto uno spettacolo che si intitola ( e non poteva
essere altrimenti) "Italia - Brasile 3 a 2". Per novanta minuti
esatti, la formazione che vede schierati Enia e i due musicisti Giuglio
Barrocchieri e Salvatore Compagno tiene inchiodato il pubblico con le
stesse palpitazioni di quel pomeriggio di 22 anni fa. E quando l'incornata
di Oscar al novantesimo si dirige verso il palo lontano, Enia rivive l'angoscia
che deve aver provato lui: "Dino Zoff, età 40, che non ci
può arrivare manco pi niente". Il pallone vola verso il gol
di e Zoff si guarda intorno, attonito e impotente. E nel caos "incòccia
lo sguardo di Paolo Rossi. E' 'na taliàta breve, ma intensa assai".
Nel racconto, in quegli istanti eterni, Pablito invita il mitico numero
1 a tuffarsi, che di gol lui ne ha fatti già tre e che non c'è
tempo per farne un altro. E Zoff chiude gli occhi, si guarda dietro e
pensa: " Minchia , iddu c'havi raggiùni!" . E allora
si tuffa felino verso il pallone per poter dire alla fine " Sta volta
vinciamo noiàutri!".
In un misto di Italiano e Siculo, Enia ricorda come gli azzurri ce l'anno
fatta, hanno ribaltato il pronostico e si sono aperti la strada verso
la semifinale storica con la Polonia e la finalestorica con la Germania
segnata dall'urlo trionfale della telecronaca :"Campioni del Mondo,
Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!"
Ogni spettatore - sul palcoscenico così come in casa Enia - è
coprotagonista della partita e guai se non esegue al meglio il proprio
compito. E alla fine " se abbiamo vinto è anche merito nostro",
dichiara solenne e con fare delirante Enia.
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