Il Gazzettino (ed. nazionale)

 

 

26 gennaio 2008

Giambattista Marchetto

Lefimmine? ...


Lefimmine? Fanno schifo, ma proprio schifo ai bambinimasculi. Sono un altro mondo, non capiscono nulla: si divertono a giocare pettinandosi i capelli o fingendo di sposarsi, mentre non apprezzano il gusto di lanciare i sassi, disputazzarsi in bocca, di masturbarsi in gruppo. Eppure c'è un tempo nella vita dei giovani uomini in cui la malìa di quel mondo misterioso che sono lefimmine esercita un'attrazione irresistibile, quasi fatale. È in quel momento che si fissa il primo dei "Capitoli dell'infanzia" che Davide Enia sta portando in questi giorni in molti teatri del Nordest.
Il titolo di questa prima tappa del progetto è "Antonuccio si masturba" e, al di là dei primi pruriti dei giovanissimi adolescenti, l'artista palermitano rivela al pubblico un gioiello di delicatezza poetica. Lo spettacolo - visto al MPX di Padova nella stagione "Arti Inferiori" - riprende il percorso di accostamento del cunto siciliano alla narrazione, ma l'istrione Enia impersona con la grazia di movimenti infantili e perfetti ogni personaggio: Antonuccio e i suoi fratelli, orfani di un padre rubato dal mare, lo spilungone Gennarino morto sbranato dai cani, la piccola e saggia Labbra Dorate che offrirà al protagonista l'emozione indicibile del primo bacio.L'attore-autore tratteggia un mondo che ha i contorni onirici della fiaba e la luce accecante di una Sicilia fatta di sole e incantamenti, di solitudine e lamentazioni funebri. Senza rinunciare al sorriso che provocano le ingenuità infantili.
In scena si enfatizza il ritmo e la musica assume un ruolo portante, quasi a scandire le tappe di una vita che si evolve secondo un disegno che sembra destino. Con un percorso che appare parallelo (pur differente) a quello di altri artisti, Enia riprende i ritmi del racconto e la musicalità della sua terra. E nel movimento stesso - composto, pulito, evocativo - prende forza l'impianto visivo dei "Capitoli dell'infanzia". Con il risultato di far vedere nitidamente il paesaggio, gli eventi, i protagonisti. E l'occhio di chi sta in platea si inganna, vede tutto quello che sul palcoscenico non c'è, che sta nelle parole: quasi un film.

Rassegna stampa Presentazione Immagini
© SANTO ROCCO e GARRINCHA - 2003-2007