Diario di
GennaroFebbre

Agosto

8 agosto, ore 0: 21

“Cioé” non è proprio la parola giusta per accuminciare dopo una pausa di scrittura, ma è un inizio, no? Accussì come dire che ho ritrovato cose scritte di me frate Carm e che te le faccio leggere è una promessa, no? Allora ti lascio ‘ste 2 righe come di introduzione a, un prologo per, perché ora sono ancora dall’altra parte del mondo, di là, dove più tardo arriva il sole, ed è puru cchiù grande, e chìsto è uno di quegli internet point che la luce và e viene, non so se sai. Allora ti dico: ho conosciuto una donna col nome di fiore, o un fiore col nome di donna... ora non ricordo, qui è dall’altra parte del sogno, ancora, e dormo o sono sognato? Non so, vero.

Poi: ho visto emergere dalle acque il dorso di una balena, ed era liscio, ed io ho pensato che avevo già in me una immagine similare, e ci ho pensato per una settimana buona, poi capii: la melenzana, il dorso della balena assomiglia ad una melenzana, accussì ogni volta che avrò rinnanzi una caponata penserò al capidoglio.

Poi: ho incontrato un albero considerato sacro. Non molto alto, ma estesissimo: getta le radici dai suoi stessi rami, accussì si moltiplica in continuazione, davvero non sai dove sia l’inizio e la fine. Gli indigeni che lo pregano in ginocchio m’hanno spiegato che è eterno: nascendo da se stesso non può moririe, se non quando deciderà la fine di ogni cosa la madre terra. Poi mi han fatto inginocchiare puru a mmia. Era dolce il terreno. Le foglie facevano cuscino. Molto bello era l’albero. Mi hanno detto che io ci dovevo dare un nome. Un nome?, ci faccio io. Sì, arrispùnne l’adoratore, un nome: e come lo vuoi chiamare il tuo dio?... “Dio”, balbetto io. DIO?, mi fà lui, ma come fà a capire che preghi lui tra tutti gli altri dei che ci sono, visto che c’è un Dio per l’aria, uno per l’acqua dolce e verde, uno per l’acqua azzurra, uno per il mare, uno per la coda delle lucertole ed uno per i canti notturni del gufo?. Un nome. Darcelo dovevo. Priorità maxima. Sguardo inquisitore dell’adoratore. Un nome. Allora lo nominani il mio dio. Lo eseguii ‘u battesimo. Un nome. Tutti li pensai. Tutti li valutai. Tutti quanti. Poi scelsi. Era importante. Il nome. Il nome del mio dio albero. Mica da ridere. Una cosa importante. Importantissima. Almeno qui. Allora lo nominai, e gli diedi vita. Santino. Il nome. L’albero. Il dio. Santino, lo chiamai. Mi piacque allora. Puru ora mi piace. Il mio dio albero. Santino. Bel nome. Davvero. Ottima scelta. Poi mi susìi. E andai. Ciao Santino, ciao.Tanto lo so che mi proteggi. Amen

 

© SANTO ROCCO e GARRINCHA -2003-2007