Diario di
GennaroFebbre

Giugno

22 giugno, ore 14:29

Ieri il vento mi baciava le spalle. I capelli, mi scummugghiàva. Tra le scapole, nel collo, contro il dorso della mia mano il vento s’insinuava, e s’adagiava, e per un pò se ne stava. Io lo sentivo il vento che voleva abballàre. Lo sentivo vero. Gennaro, mi sussurrava, Gennaro: abballàmo, amunì, abballàmo. E usava tutta la sua suadenza per farmi aprire alla danza. La malìa della sua seduzione mi stricàva contro la pelle. Brividi provocava. Amunì, dài: solo una danza. Ma io: fermo. Chiantàto ddùoco. Mai mosso io. Nemmanco un passo. Immobile rimasi. Di sale. Non un giro. Non un passo. Non una parvenza di mobilità. Fermo io e puru la mia ombra ferma rimase. Il vento soffiava e continuava a cantarmi la sua canzone, strofe intarsiate di inviti alla danza, mentre io non muovevo nulla di me, e tutto intorno mi girava, e sembrava vivo, e c’eravamo soltanto io fermo ed il vento ballerino, io e lui, ad ascoltarci, in silenzio. Una metafora.

 

© SANTO ROCCO e GARRINCHA -2003-2007