Giornale di Sicilia

 

Simonetta Trovato - 02/07/2003

C’è tutta quanta Palermo nel racconto appassionato di quella partita di pallone

Zoff, Gentile, Cabrini, Oriali, Collovati, Scirea, Conti, Tardelli, Rossi, Antognoni, e il generoso Graziani. Non dura 90 minuti, ma la sensazione è la stessa. Un crescendo di tensione, poi la morbidezza del ricordo, lo slancio, la caduta, il trionfo. Sullo sfondo, la formazione di ieri, annebbiata dagli anni, dalle icone, dalle sfide: il bellissimo Cabrini, adorato dalla mamma; Conti, bruttarello e veloce; Zoff, quaranta e passa. E Rossi, Rossi, Rossi Paolo. La Palermo dei bassi, assiepata attorno a un mega Trinitron nuovo di zecca, ritaglia i suoi idoli e azzera le differenze sociali: Davide Enia c’era, solitario, come erano lì anche il padre serioso, la mamma orante, lo zio fitusu, l’amico sbuffante. Umanità calcistica di serie B che come una litania snocciola riti scaramantici e si sente parte del Continente. Il giovane attore palermitano (cuntista, narratore? Comunque da tenere sott’occhio anche per il nuovo “Schegge” che domani apre Sant’Arcangelo) in questa umanità si cala dentro; “Italia-Brasile 3 a 2” (di scena anche stasera in un bollente teatro Garibaldi) dà lo spunto, il resto è Palermo. Enia ci mette il suo essere, la voglia di narrare, la tradizione:il cuntu fuoriesce a fiotti, e ci sta bene, proprio bene, lì in mezzo, sul campo verde del Sarrià. L’attore modula la voce alla maniera antica, brandisce la spada invisibile del cuntista, cadenza le vocali, le infila l’una sull’altra come tiri di Falcao, poi si guarda attorno e chiama a raccolta paladini e palermitani, unica squadra da gettare nella mischia, sulle note dei fratelli Serradifalco. C’è spazio per tutto, anche per i ricordi: a fianco delle mitiche parate del vecchio Zoff, di Paolo Rossi veloce. Del traballante Bruno Conti – e il tifoso segue, ammicca, partecipa, ricorda e, da buon vecchio telespettatore, commenta e denigra- si insinua, malsana, violenta, crudele, la figura di Garrincha, ocidduzzu zuppichiante e dimenticato; e la partita-altare su cui venne immolata l’intera Dinamo Kiev.
E’ bravo Davide Eni, annoda fili e fila tenendo alta la tensione e, se qua e là dovrebbe sforbiciare qualcosina, ha intuizioni fulminanti. Ci si sporca la bocca di dialetto con allegria, in “Italia-Brasile 3 a 2”: dal narratore che va avanti spedito come se leggesse i “cartelli” dell’Opra, ai giocatori, da Cabrini a Falcao, fino all’arbitro israeliano Klein. Tutti insieme appassionatamente come se il pallone da inseguire rotolasse a piazza Magione. Bello spettacolo, sfrigolante, del tutto nuovo, appassionante anche per chi di calcio è del tutto digiuno. Parola. non perdetelo.


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