Il Giorno

 

 

Milano, 11 gennaio 2006

 

Ugo Ronfani

“SCANNA” di Enia: ecco un Living Theatre alla siciliana

Nonostante che i 75 minuti dello spettacolo siano in palermitano stretto e, a differenza di quello arcaico di Scaldati, impastato con l’esperanto mediatico di una phoné d’autore, mi sento di raccomandare “Scanna” di Davide Enia, fino al 22 alla sala Leonardo. E’ uno spettacolo molto forte che trasferisce all’interno di una famiglia patriarcale, nell’universo claustrofobico di un rifugio antiaereo, il magma caotico delle furie di una guerra in corso. Il padre lontano rischia la vita in un attentato, il nonno profetizza con accenti biblici su una carrozzella di paralitico, i “picciriddi” mimano con giochi nevrotici l’uso delle armi, le donne celebrano una liturgia dell’attesa con i calchi del catechismo. Su tutto e su tutti domina l’antica barbarie che la guerra, soffiando su un passato di violenze familiari, ha riattizzato. Fino alla catastrofe evocata dal titolo (“Scanna” sta per scannatura, l’atto di uccidere gli animali da macello): quando uno del branco è pronto ad assumere l’eredità della violenza con un colpo di pistola contro un familiare indocile. Enia è anche il regista di questo testo estremo che ha avuto il Premio Tondelli: i nove attori da lui scelti attraverso un laboratorio sono diretti con assoluta autorità e trasferiscono sulla scena, con la loro fisicità, questo testo disperato e sanguigno. Che diventa così comprensibile nelle sue linee portanti, tra il sogno impossibile di volare verso un altrove come gli uccelli e lo “scanno” finale. La stessa emozione che sapeva trasmetterci il Living Theatre: un Living siciliano.

 



 

 

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