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Roberto Canziani
maggio '43
Udine, 1 maggio 2004
E’ formidabile Davide Enia, arrivato
al successo non ancora trentenne con la mitologia calcistica di "Italia
– Brasile 3 a 2", monologo da stadio per un artista inventatosi
cantastorie moderno (così la motivazione che lo ha incoronato Premo
Ubu 2003). La capacità ma soprattutto il talento che Enia ha di
raccontare, trovano ora conferma nel nuovo monologo, "Maggio ‘43",
approdato a Udine per chiudere la stagione di Teatro Contatto.
Siciliano, e più esattamente di Palermo, l’esuberante autore
e interprete dei propri lavori utilizza le sonorità e il ritmo
della sua lingua regionale, forte anche di rintocchi arabi e coloriture
normanne, per investire il pubblico con ondate orali di racconto. Semplicissimo
l’impianto scenico: due sole sedie, una per lui, l’altra per
il chitarrista che stavolta è il virtuoso Giulio Barocchieri. Se
nel primo spettacolo le sincopi del "cunto" ritmato palermitano
trasformavano gli eroi del pallone mundial (Rossi, Cabrini, Zoff…)
in paladini da gol di un’epica cavalleresca, qui nel nuovo spettacolo
è la polvere della guerra di 60 anni fa che si dirada e lascia
scorgere, tra i cumuli delle macerie raccontate, la Palermo colpita dai
bombardamenti degli Alleati nel maggio del ‘43, coi 1500 morti,
i quartieri distrutti, lo sciacallaggio, il mercato nero, gli stupri della
milizia fascista.
Ma si addolcisce il panorama nelle parole di Enia che immagina se stesso
ragazzino di 12 anni, guardare con la curiosità dell’adolescente
quello scempio di case e persone, e riconduce la fame, la malattia, il
rischio della vita, a un presepe di zii, zie, cugini, parenti, in carriola
e bicicletta, e caccia alle anguille e ai medicinali, e sontuose cacate,
che sanno di biografia personale e hanno precisione di dettagli, come
in un rinnovato "I malavoglia", o nelle pagine più vive
dei romanzi della Morante.
Però si ride, anche nei gironi della città che ancora fuma
di polvere, perché digressioni e filastrocche e canzoni neo-sentimentali
(compresa un’appassionata cover di "Parlami d’amore Mariù")
smussano la violenza reinventando con la parola un teatrino di pupi, dove
il piccoletto Davide Enia trionfa, dopo le vittorie del Calcio, anche
sul Golia della Storia.
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