Il Giorno

 

 

26 ottobre 2006

Elisabetta Castiglione

Il teatro è morto. Viva il Palermo
Calcio e cucina le passioni di Davide Enia: “In scena per mangiare”

 

Fare due chiacchiere con Davide Enia – attore che in questi ultimi anni ha vinto tutti i premi che il palcoscenico potesse regalargli con testi come “Italia - Brasile 3 a 2” e “maggio ‘43” – non significa soltanto parlare di teatro e dei suoi derivati, ma affondare le mani nella passionalità più autentica. Una passionalità che, per quanto lo riguarda, lui che è nato nella calda Palermo il 2 aprile del 1974, ruota attorno a due punti cardinali: la cucina e il calcio.

Davide, da dove vuole cominciare?

“In realtà i due sono aspetti che viaggiano in parallelo, uniti da un’unica visceralità. Al calcio, nonostante due legamenti crociati, un molare rotto e centinaia di lividi, non gli ho ancora dato quello che lui ha regalato a me. Il calcio è regressione ludica: è quel quid che ti fa dimenticare l’ombra del quotidiano, che ti permette di relazionarti con persone mai viste prima; è il dono che ti fa sfottere l’insensatezza della realtà”.

A proposito di calcio: il Palermo – sua squadra del cuore – è prima in classifica insieme all’Inter…

“Il Palermo sono le ossa rotte di migliaia di emigrati, sono le lacrime di mio padre e dei miei fratelli per un gol fatto o per un gol subito. Il Palermo è il rosa e il nero, è la vita stessa che ti scorre tra le mani. La squadra la seguo da sempre, sono un tifosissimo e sono un tesserato. Non mi perdo neppure una partita”.

Domenica scorsa il Palermo ha battuto il Milan a San Siro: lei c’era?

"Non soltanto ero presente, ma ho urlato di gioia come mai in vita mia. Lo scudetto quest’anno lo vinciamo noi. Ma se anche così non fosse, non me ne importerebbe nulla: io il Palermo lo seguirei anche in C2. Il Palermo non è calcio, è tutta un’altra cosa”.

Veniamo alla cucina…

“Partiamo dal presupposto che mangiare dobbiamo e che quindi s’impone il fatto di mangiare bene. Così come non si bacia una donna per timbrare il cartellino, così in cucina non si va per passarci qualche minuto di fretta”.

Cos’è per lei il cibo?

“E’ la creatività nel mettere insieme i cinque sensi. Come nel vino non troviamo soltanto il sapore, ma una storia fatta di mani che hanno strappato i grappoli dalle vigne e di legni che lo hanno profumato, così nel cibo troviamo la storia della nostra vita”.

Cucina, calcio, ma anche teatro: il palcoscenico resta comunque una fetta molto importante della sua vita.

"Assolutamente. Mi piace dire che sono un privilegiato rispetto a tanti altri ragazzi della mia età. E’ bene che si sappia che il teatro, per quanto mi riguarda, non è malato, ma morto”.

In che senso?

"Gli stipendi degli attori sono da fame, i tagli che il governo continua a fare sono delittuosi. I direttori degli stabili hanno in media 60 anni. E poi ci lamentiamo che gli attori lasciano il teatro per la fiction. Il nostro è un lavoro svilitissimo. Forse qualcuno crede che quello dell’attore non sia un mestiere. Io faccio l’attore per vivere, il mio stomaco è un organo che va riempito”.

Stasera debutta allo Spazio Pim col suo nuovo lavoro “studio #1”, di che si tratta?

“Non si tratta di uno spettacolo, ma di un work in progress a più capitoli. Questa sera il tema è l’infanzia: il titolo è “Antonuccio si masturba””.

Ovvero?

“Non dico altro. Posso soltanto dire che è un musical”.



  studio #1  
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