La Repubblica

 

 

22 giugno 2007

Sonia Papuzza

"Era il luglio del 1992, pochi giorni prima che uccidessero Paolo Borsellino, in ogni angolo della città c'erano forse dell'ordine, era un periodo malato".
Sono le prime cose che Davide Enia, attore e autore, ricorda dell'anno in cui si diplomò.
Studiare in queste condizioni non fu facile...
"E' vero, ma nei ragazzi c'è una sorta di incoscienza che fa fare cose insensate. Il mio studio si riduceva a un'oretta al giorno, per il resto gli esami gli ho affrontati da cialtrone qual'ero, come dire, in sandali e pantaloncini".
E tolta quell'ora di studio come passava le giornate?
"Come una vacanza prolungata di un mese e mezzo. Già verso metà maggio cominciai a non andare più a scuola, col primo caldo avevo voglia di libertà assoluta. E i passatempi non mancavano fra mare, ragazze e partite di pallone".
Quindi il giorno prima dell'esame...
"Feci sesso. Fu un periodo di grande libertà, i miei genitori erano in viaggio e avevo la casa tutta per me il frigo pieno di birra e una città da attraversare in maniera "pellegrina", anche se c'erano 40 gradi all'ombra".
Come andò l'esame?
"La versione di latino era un brano di Petronio, la tradussi insieme a Ninni, un compagno, e la passammo agli altri. All'orale mi chiesero il panismo di D'Annunzio e quando parlai della trasformazione del corpo la commissione mi fermò quando, partito dal collo, arrivai all'ombellico..."
Come festeggiò il diploma?
"Partii con alcuni amici per Parigi, fu l'ultimo momento per stare insieme, ma senza malinconia, poi saremmo partiti tutti per città diverse".

 



 
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