Corriere della Sera & Vivimilano

 

 

Milano, 18 ottobre 2006

Livia Grossi

L’attore presenta «Studio #1» e ripropone il coinvolgente «Maggio ’43» al Pim: «Racconto la Sicilia con tutte le possibilità della voce»

"Abbiamo raccolto quattro ore di materiale"

Davide Enia dal cunto al canto


Le diverse lingue della sua Sicilia cantata in tutte le sonorità che il corpo di un attore possiede; dal dialetto ai canti dei pescatori, dai miserere al cunto, fino a quelle fonetiche incomprensibili agli stessi cantori. Davide Enia apre giovedì allo spazio Pim la finestra dedicata ai «Linguaggi del Sud» con due appuntamenti. Il primo è la ripresa di «Maggio ’43», spettacolo che racconta attraverso gli occhi di un ragazzino la violenza di quei bombardamenti che il 9 maggio 1943 provocarono a Palermo più di 1500 morti in meno di venti minuti. Un lavoro sulla memoria che raccoglie testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle la guerra, un periodo che per Enia, in un certo senso, è simile a oggi: «Tempi cupi in cui era necessario ingegnarsi per poter sopravvivere. Tempi malati e bugiardi, cinici e bari. Assomigliano a oggi».
Gli aficionados ricorderanno quel lavoro per la capacità di un attore solo di dare voce a tutti i personaggi della famiglia del giovanissimo protagonista, Gioachino-Enia: «C’è lo Zio Baldo che vince sempre a carte barando, e lo Zio Cesare che per sopravvivere alla paura urla sempre. Dall’altra parte poi ci sono le donne come Provvidenza, che al posto di parlare recita il rosario». Ma l’attesa ovviamente è tutta per il nuovo lavoro, ancora in fase di studio, come recita lo stesso titolo e come sottolinea l’autore. «Non so ancora se diventerà uno spettacolo vero e proprio, per ora abbiamo raccolto quattro ore di materiale, tra testi scritti da noi e canzoni popolari registrate. Sarà una sorta di «musical» tutto siciliano che, con la chitarra di Giulio Barocchieri, racconta la storia di tre fratelli: «Per ora siamo alla prima fase, l’infanzia di Antoniuccio: gli anni dei suoi primi pruriti sessuali».
Un vero work in progress che incuriosisce per le sonorità che Enia ha deciso di sperimentare. «Canterò per la prima volta. Dopo cinque anni di lavoro sul cunto, un vero smitragliamento ritmico, ho deciso di sperimentare le varie possibilità che offre la voce. Sto cercando di trasformare le variazioni ritmiche in passaggi drammaturgici. Una sorta di teatro fatto di accelerazioni vocali e dilatazioni canore, capaci di stravolgere il significato e far riflettere meglio sulle parole. Le lamentazioni delle donne per esempio: se le canta un uomo possono assumere un altro senso. Tra cori popolari e miserere, ci siamo divertiti anche a recuperare brani cattolico-pagani tipici della nostra terra. Qui umanissime Madonne sotto la croce dicono a Gesù: il male che mi hai fatto te lo restituirò».

 

     
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