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| La Sicilia
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Palermo, 17 aprile 2006
Attilio Giordano
Strepitoso Davide Enia
Fra i ricordi legati a quella guerra che vide noi bambini spauriti e ancor oggi segnati non solo dalle rughe del tempo, esistono dei fatti spesso sfruttati da giovani artisti che con passione o con mestiere rievocano in noi disagio o precarietà. Abbiamo parcheggiato in p.zza Sett’Angeli, attaccata all’abside del duomo di Palermo (ndr, la Cattedrale), dove giacciono un centinaio di persone lì uccise da un bombardamento dei nostri alleati americani. A pochi metri di distanza, al nuovo “Montevergini”, Davide Enia, artista nei cui confronti confessiamo di essere stati un po’ prevenuti, tiene lo spettacolo “Maggio ‘43” che rievoca il massacro di civili inermi, vittime di un “pubblico” che non teneva conto alcuno di quel “privato” che era polpa di vera umanità. La performance prendeva le mosse di una formazione “cuntistica” che l’artista ha sviluppato e curato riversando le conquiste di un’arte particolare in una palermitanità che anima ricordi e passato, aprendo nella retta della diacronia sincronie palpitanti e vivide. La guerra era raccontata prendendo le mosse da un antica filastrocca palermitana che ricordiamo ancora “C’era ‘na vota un re befè viscottu e minè chi avivia ‘na figghia befigghia viscottu e minigghia. Stà figghia befigghia viscottu e minigghia ru re…aviva ‘n’aceddru befeddu viscottu e mineddu…”. Tutto sembrava andar bene alla principessina e al re finchè la fanciulla non fu insidiata da “un vecchiu bavusu viscottu e minusu” che voleva ad ogni costo farne la sua sposa. Partendo da questa traccia e da una fiaba che ha come punto nodale la malattia di un principe e l’uccisione di un principino da parte del fratello, Enia, accompagnato dalla chitarra del bravo Giulio Brocchieri, ha fatto rivivere, con la sua sola presenza scenica, con una dialettica flessibile, con ritmi che ricordavano lo storico Cerami, cantastorie di Villa Bonanno, una famiglia popolare di questa città che gioca, prega, si azzuffa si ama, vivendo intensamente sotto le bombe con una voglia di esistere prorompente con una quotidianità che sfocia in una poesia scoppiettante, tenera e suadente. Ci ha fatto commuovere, Davide e gliene siamo grati perché ha fatto tutto con arte, sensibilità e bravura. Grande successo.
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