Il Mattino

 

 

Enrico Fiore - 4 ottobre 2004


BIENNALE DI VENEZIA
Enia e Celestini anche a teatro è tempo di guerra

Centrato dal direttore Massimo Castri sulla drammaturgia italiana contemporanea, il XXXVI Festival Internazionale del Teatro promosso dalla Biennale non poteva concludersi meglio: giacché gli ultimi tre spettacoli - «Scanna» di Davide Enia, «Scemo di guerra. Roma, 4 giugno 1944» di Ascanio Celestini e «Io ti guardo negli occhi» di Andrea Malpeli - affrontavano
quello ch'è il tema più attuale, giusto la guerra, in tutte le sue possibili declinazioni e implicazioni.Con «Scanna» (Premio Pier Vittorio Tondelli 2003) il palermitano Enia - affermatosi con il monologo puro «Italia-Brasile 3 a 2» e il già più articolato «Maggio '43» (li vedremo a Napoli in febbraio, rispettivamente dall'1 al 6 al Nuovo e dal 22 al 28 alla Galleria Toledo) - abbandona il ruolo di affabulatore e si riserva soltanto quelli di autore e regista, per mettere in scena l'affresco corale, e tanto risentito quanto commosso, di una famiglia (un nonno, una madre, uno zio, una zia, tre figli, un cugino e una cugina) chiusa nella scatola nera di un rifugio antiaereo, ad attendere un padre che non torna e, per l'appunto, a scannarsi, sull'onda di pulsioni e tensioni che attengono a conflitti generazionali, a trapassi di potere e, per i più giovani, ai sussulti di un'educazione non solo al sesso e ai sentimenti, ma anche all'uso delle armi.Ebbene, l'idea straordinaria su cui ruota il testo è che della guerra (del resto imprecisata) che infuria all'esterno non arriva alcun segnale. La guerra, in breve, s'è trasferita dentro i personaggi, e spara e uccide per mezzo delle parole - quelle di un dialetto palermitano pietroso come grumi di sangue - che essi si scagliano addosso in un crescendo di rabbie e smarrimenti. Simbolo di una tale discesa agl'inferi, che culminerà in un fratricidio, sono le citazioni bibliche affidate a quel nonno un po' tocco e inchiodato sulla sedia a rotelle. Ma, poi, si leva su tanto dolore il volo d'immagini dolci come un sogno di redenzione, quando danzano leggere nell'aria le bolle di sapone dei giochi infantili o quando, alla fine, uno dei ragazzi non sa piangere l'ucciso che continuando nell'imitazione del pavone con cui prima aveva divertito l'uccisore. Ed eccellente, inutile dirlo, è la resa di un simile quadro da parte degli interpreti, tutti, ovviamente, non accademici: Valentina Apollone, Luigi Di Gangi, Alessio Di Modica, Katia Gargano, Ugo Giacomazzi, Giorgio Li Bassi, Paolo Mazzarelli, Carmen Panarello e Antonio Puccia. [...]

 

Enrico Fiore - 15 novembre 2005

Con Enia la guerra entra nel sangue come un veleno

Affermatosi con i monologhi “Italia-Brasile 3 a 2” e “maggio ‘43”, in “Scanna”, adesso al Nuovo, Davide Enia si riserva soltanto i ruoli di autore e regista: poiché mette in scena un vero e proprio affresco corale.
In un rifugio antiaereo si dibatte una famiglia (un nonno, una madre, uno zio, una zia, tre figli, un cugino e una cugina) che- nell’attesa di un padre che non torna- trova la sua unica ragion d’essere per l’appunto in uno scannarsi quotidiano. E il testo (insieme risentito e commosso, e giustamente insignito del Premi Pier Vittorio Tondelli 2003) pone all’origine di un simile scontro pulsioni e tensioni che attengono non tanto ai conflitti generazionali di prammatica, bensì a profondi e decisivi trapassi di potere. Allo stesso modo che, per i più giovani, si tratta di un’educazione non solo al sesso e ai sentimenti, ma anche all’uso delle armi. Tuttavia, la vera e davvero straordinaria idea portante di “Scanna” sta nel fatto che della guerra (d’altronde imprecisata) che deflagra all’esterno non arriva, in qel rifugio, alcun segnale: la guerra, in breve, s’è trasferita dentro i personaggi, e spara e uccide per mezzo delle parole- aguzze schegge di un dialetto palermitano pietroso come grumi di sangue- che essi si scagliano addosso, in un crescendo inesausto di rabbie e smarrimenti, sino al fratricidio conclusivo. “Scanna”, in altri termini, configura un’atmosfera di minacciosa sospensione, di cui costituisce un simbolo dichiarato la pistola interminabilmente pulita dallo zio; così come le citazioni bibliche del nonno inchiodato sulla seda a rotelle rappresentano il disperato tentativo di esorcizzare l’impotenza.
Perfetti gl’interpreti Valentina Apollone, Luigi Di Gangi, Alessio Di Modica, Katia Gargano, Ugo Giacomazzi, Giorgio Li Bassi, Paolo Mazzarelli, Carmen Panarello, e Antonio Puccia. E sul dolore che incarnano si leva il volo d’immagini dolci come n sogno di redenzione, quando danzano leggere nell’aria le bolle di sapone dei giochi infantili o quando, alla fine, uno dei ragazzi non sa piangere l’ucciso che continuando nell’imitazione del pavone con cui prima aveva divertito l’uccisore.
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