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Rifredi - 07/01/2004
E Palermo applaudiva
Italia-Brasile 3 a 2
Il suo caso esplose lo scorso anno con uno spettacolo
divertente, già diventato cult: Italia - Brasile 3 a 2. E' il ventinovenne
autore-attore-narratore siciliano Davide Enia, a cui il Teatro di Rifredi
dedica un minifestiival composto da due spettacoli:Italia-Brasile 3 a
2 e la novità Schegge. In Italia-Brasile Enia racconta una famiglia
riunita davanti alla tv a vedere la famosa partita del mundial di Spagna
'82 che vide Rossi segnare 3 gol.(...) questa sera vi saranno calciatori
come Di Livio, Riganò, Antognoni. Saranno presenti anche il regista
Andrea Bruno Savelli, l'Assessore Eugenio Giani e il giornalista Alessandro
Di Maria.
Firenze - 06/08/2003
Il Mito
Italia-Brasile messo in scena da Enia
Chi non ricorda Italia – Brasile ai mondiali di Spagna dell’82?
Ruota attorno a quella mitica partita lo spettacolo Italia – Brasile
3 a 2 in scena stasera alle 21.30 a Mulazzo (MS), in piazza Dante, nell’ambito
del festival “Lunatica 2003”. Enia, giovane attore palermitano
che si diletta anche nel gioco del calcio e che s’inserisce nel
solco dei grandi raccontatori-affabulatori-conservatori della memoria
come Marco Paolini e Ascanio Celestini, si lancia qui in una maniacale
e delirante evocazione di personaggi e fatti secondo la tecnica, appunto,
del “cuntu” che nella cultura siciliana è la narrazione
di un fatto notevole, di un’impresa eroica vissuta attraverso la
lente della famiglia riunita davanti alla tv. La narrazione di Enia è
di grande intensità: la parola diventa musica e ritmo che, grazie
ad un uso strabiliante della voce e del dialetto, si fanno a loro volta
immagine e racconto. In scena con lui le preziose chitarre di Settimo
Serradifalco e le percussioni di Salvatore Compagno.
Palermo -
Laura Nobile - 02/07/2003
Italia-Brasile,
il “cunto” che trascina
Scalpita, tamburella con mani e piedi, chiude gli occhi
e incomincia a sognare: il cunto diventa un fiume in piena e ti trascina
allo stadio Sarria di Barcellona. Indietro nel tempo fino al 1982.
Seduto su uno sgabello sul palcoscenico vuoto del teatro Garibaldi, Davide
Enia rievoca una partita storica entrata nel mito del calcio: così
il suo altalenante monologo, “Italia-Brasile 3 a 2” è
come una cavalcata impazzita tra i paladini del pallone, gli eroi in maglia
azzurra che consegnarono alla nazionale il trionfo del Mundial di Spagna.
Un gioco all’ultimo sangue che parte dalla consapevolezza di un
piccolo nucleo familiare (quello dell’attore ragazzino schierato
davanti a una tv nuova di zecca, secondo un rigoroso cerimoniale scaramantico)
che quell’impresa era una specie di “missione impossibile”:
tanto che ogni volta che il Brasile pareggia il tormento è sempre
lo stesso: “Picciotti, ‘unnamo a ghire?”.
La partita è tutta là, nel cunto di Enia, che lascia correre
la palla, la fa volare sul palcoscenico, la segue ogni volta fino in porta:
la cornice è dall’altra parte, un microcosmo piccolo così,
stipato do parenti, litanie e caffè, nazionale senza filtro, silenzi
lunghissimi: ma come si fa a vincere contro il Brasile? L’eroe è
Paolo Rossi, magro magro, Dino Zoff “già troppo grande”,
il bellissimo Cabrini.
Enia è bravissimo, intenso, e il suo spettacolo è l’omaggio
al mondo del calcio di un tifoso stravagante e ricco di fantasia.
Rodolfo Di Giammarco - 2003
Epopea sportiva e umana in
un interno famigliare
Prima di approdare ad un nuovo lavoro che sarà basato sul maggio
del ’43 , il palermitano 29enne Davide Enia, vera forza della natura
per creatività e per fiato da battitore libero della scena, gira
ancora in trasferta col suo Italia-Brasile 3 a 2 che è un’epopea
sportiva (e umanissima) destinata a restare nel suo repertorio come certe
affabulazioni popolari che diventano pezzi di storia, memoria dei costumi,
suono universale d’un dialetto. Lui racconta un interno familiare
siciliano alle prese,davanti alla tv, con la partita-evento che nel 1982
vide la nostra nazionale vincere i mondiali di Barcellona un mitico match
contro la squadra brasiliana. Assistito dagli strumenti-base di Settimo
Serradifalco e Salvatore Compagno, cantastorie frugale ma ispirato da
una vitalità caparbia , manifestante in grado di evocare esuberanze
patriarcali, Davide Enia scandisce più ritmi narrativi, dal cronachistico
al rituale, dal laconico all’eccitato,dallo straniato al visionario,
e in certe fasi del punteggio attua da fermo, seduto o in piedi, un saliscendi
vocalico che è proprio del “ cunto” . Così,
col pretesto delle gesta col pallone, e della nomenclatura dei giocatori
eroi, di quell’anno in cui morì Fassbinder riconsultiamo
gli scenari del caffè , le leggende tra dispotismo e football,
i movimenti senza palla decantati da Carmelo Bene , e assistiamo ad uno
spettacolo pieno di grazia, di vigore, di devozione e di lusinga. Una
drammaturgia lunga 90 minuti.
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