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26
novembre 2007
Rodolfo Di Giammarco
Il ragazzo sogna e
si atteggia a uomo
Capolavoro di infatuazioni e struggimenti adolescenziali, i due Capitoli
dell'Infanzia sono creati come il "narrar cantando" sui
13 anni dei ragazzi palermitani, inscenati come drammaturgia del desiderio,
e interpretati/somatizzati da uno straordinario Davide Enia che esplora
una nuova (per lui) poetica fra l'umano e il mitico. Il capitolo 1 intitolato
per ossessione di crescita "Antonuccio si masturba", ma anche
il disincantato e pararomanzato n.2 "Piccoli gesti inutili che salvano
la vita", sono miniere di emozioni, di parole che inquietano per
bellezza. Del padre morto in mare si ricordano "le labbra come la
curva del fiume", e ci sono i riti proibiti, le gare di sputi, gli
autoerotisimi collettivi, mentre "le stelle sono gli occhi delle
persone morte", e arrivano nella testa "i pensieri come chiodi
di crocifissione", o si sfiora la felicitià quando con una
lei si balla "schiena contro schiena in un mondo all'incontrario".
Enia dice, canta, fischia, lamenta, ritma con mani e piedi, e con suoni
"altri" dal vivo di Barocchieri e Punzo. Nel capitolo 2 è
un ragazzo che si atteggia a più grande, e ti confonde fra storie
e sogni, in un'epica che ancora ammalia.
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