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| La Repubblica |
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Anna Bandettini - 22 aprile 2004maggio '43 Gioacchino visita la tomba del fratello e lo aggiorna su tutto quello che è successo in famiglia nel frattempo. E quello che è successo è la Seconda Guerra Mondiale, lo sbarco degli americani, il bombardamento di Palermo nel "maggio '43". Insomma, la storia, ma agli occhi di Gioacchino la Storia diventa la storia sua, dello zio Cesare, di Umbertino che devono sbarcare il lunario, sfollare dalla città, scacciare i morsi della fame, andare al mercato nero senza farsi prendere dalle milizie fasciste, dormire persino dentro ad una cariola. Non c'è in questo spettacolo il ritmo avvincente, l'allegria palpitante di Italia-Brasile 3 a 2 il grande successo di Enia, ma c'è la commozione, la memoria, l'emozione di cose che tutti abbiamo indirettamente vissuto nei racconti dei nonni e dei padri. E' un altro caso di teatro-narrazione con una coscienza civile. E Enia è proprio bravo.
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