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| La Repubblica
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Napoli, 17 novembre 2005 Giulio Batti
Prigionieri di “Scanna” storie del mondo crudele “SCANNA”, imprecazione, minaccia, parola palermitana per
“scannatura” o sconfitta sanguinosa, metafora cupa, doloroso
racconto di povere infelicità e sontuose illusioni di sopraffazione.
E’ il titolo del racconto di Davide Enia in scena al Nuovo, affidato
ad un gruppo di attori d’intensa passione, capace di rappresentare
mondi turbati, nascosti dentro le menti, nel buio di coscienze malferme.
Li guida e li comanda il bel Vito di Paolo Mazzarelli, primogenito ed
erede della crudeltà di una legge non scritta, dure parole, intensità
d’attore dal gesto preciso, volto di canaglia dallo sguardo tenero
e incattivito. Bravissimo e inquietante. In nove, rinchiusi in un rifugio,
oppressi da ricordi non confessabili, disegnano un disperato nucleo familiare,
tenuto insieme da leggi crudeli. Repliche fino a domenica 20.
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