il Sole 24 Ore

 

Antonio Audino - 22 settembre 2002

Il cunto del calcio

Chi vuole può parlare di scuole, di tendenza, di filone teatrale. Vero è che si è ormai costituito un gruppo di validissimi giovani narratori o “ narrautori”,che hanno finalmente riportato l’attore e il racconto al centro della scena, in controtendenza con certe correnti estetizzanti o con quei tentativi di contaminazioni tra arti e linguaggi molto in voga negli ultimi anni. E’ venuto il momento di aggiungere all’elenco di coloro che affrontano il palcoscenico con la sola forza della loro presenza e della loro voglia di farsi ascoltare, il nome di Davide Enia, ventottenne palermitano, che giovedì scorso ha presentato nei capannoni industriali sulla via Flaminia a Roma ( dove è ospitata la rassegna Enzimi) il suo già celebre Italia-Brasile 3 a 2 accompagnato dai due chitarristi Settimo e Riccardo Serradifalco che punteggiano di arpeggi la fitta trama di ricordi e suggestioni. Certo il calcio come grande epopea nazionale, luogo di eroi e miti. Ma l’attore non ci racconta solo con esilarante acutezza e con le vivaci coloriture della lingua palermitana, le fasi di quella storica partita che consentì agli italiani l’ingresso nella semifinale dei mondiali dell’82 e che fu una delle più entusiasmanti e sofferte pagine del calcio nazionale. Davide ci porta a casa sua in un condominio palermitano affollato di parenti e amici , tutti fermi davanti ad un televisore a colori acquistato per l’occasione. E qui con tratti gustosi , ma di trama sottilissima, trasporta l’evento calcistico in quella famiglia , fra quella gente in quella città. Antiche devozioni e superstizioni inventate per l’occasione, il senso dell’impotenza e della disfatta riscattato e poi subito frustrato , fino all’apoteosi finale. Il santino di Paolo Rossi attaccato al televisore, le sigarette e i caffè scaramantici. Riti propiziatori contro quell’incombente fato che ci vedrebbe all’inizio schiacciati da qualcosa di più potente e di imbattibile. Tanto si intrecciano i due livelli, quello delle gesta della squadra italiana e quello della partecipazione corale di bambini, moglie e vicini di casa, da sembrar naturale, a un certo punto, che Davide Enia si abbandoni agli spericolati picchi vocali del” cunto” , quell’antico modo di narrare inventato per le imprese dei paladini e che ormai nessuno ( tranne Mimmo Cuticchio) sa più fare, combinando tutti gli elementi in una sintesi di singolare potenza espressiva.

 


Rassegna stampa Presentazione Immagini

 

 

© SANTO ROCCO e GARRINCHA - 2003-2004